Queste righe sono state ispirate da questo articolo “The biggest risk is keeping kids indoors.” Pubblicato a questo link  The biggest risk is keeping kids indoors sulle pagine del sito internet “Children and Nature Network”.

In sostanza questo articolo riporta i risultati di una ricerca effettuata su diversi bambini canadesi e afferma che questi bambini  passano in media 8,6 ore al giorno della loro vita seduti in casa. Ciò che rende appetibile lo stare “al chiuso” è da attribuirsi al clima favorevole riprodotto nelle abitazioni e all’evoluzione delle forme di intrattenimento domestico come ad esempio programmi televisivi, computer telefoni cellulari, ecc…

Inoltre viene sottolineato come i genitori tendono a essere iper-protettivi nei confronti dei loro figli perché è idea diffusa e comune, anche se erronea,  che sia più pericoloso giocare all’aperto e che vi siano maggiori rischi nelle attività outdoor. Ne consegue che i bambini vengono privati di “apprendimenti essenziali e opportunità di sviluppo”, i comportamenti “sedentari” vengono favoriti proprio da quei genitori che hanno intenzione di proteggere i loro figli.

Il paradosso a questo punto diventa evidente perché vivere una vita priva di giochi di movimento può favorire l’insorgere di contrarre malattie non trasmissibili, tra cui “cardiopatie, diabete di tipo 2, alcune forme di cancro e problemi di salute mentale”. Inoltre nell’articolo viene espressa perplessità rispetto alla salubrità degli ambienti interni, è risaputo infatti che l’aria negli spazi chiusi sia sovente malsana e che nelle abitazioni vi siano più allergeni che non all’esterno.

Iper proteggere i nostri figli impedisce loro di vivere le esperienze, rende la loro salute più cagionevole e rende meno resistente il loro sistema immunitario. Dal punto di vista dei rischi nel gioco all’aperto bisogna lavorare per far comprendere a mamme e papà che i rischi ci sono, ma che le conseguenze degli infortuni accorsi a bambini abituati al gioco all’aperto sono di ridotta entità.

Volendo fare un paragone tra bambini italiani e bambini canadesi, possiamo affermare che i nostri piccoli trascorrano effettivamente più ore all’aperto rispetto ai coetanei di oltremanica?

I nostri bambini sanno molte cose, hanno una quantità di informazioni disponibili, ma mancano delle loro esperienze. È la prima generazione che non ha mai le ginocchia sbucciate. 

Silvia Vegetti  Finzi, psicopedagogista.

Perciò è necessario ripensare alla vita dei nostri figli, stare all’aperto, giocare, cadere e farsi male fa parte della Vita, non permettere l’esperienza di questi vissuti rende il percorso di crescita privo di stimoli creando insicurezza  e incapacità di gestire le emozioni, positive o negative che siano. Approcciarsi al mondo con la voglia di scoprire e di mettersi in gioco permette una crescita più equilibrata.

L’attività fisica, il gioco libero, la libertà di sfidare se stessi e i propri limiti, provare emozioni “vere” e non mediate. Arrabbiarsi, urlare, cercare, condividere e correre sono tutte attività che possono essere vissute in natura, un ambiente che ci accoglie è che ci può fare da maestro. L’adulto diventa così uno strumento utile a accompagnare il bambino nella scoperta, senza imposizioni, ma attraverso scelte condivise e democratiche. Un modello per l’educazione, sia formale che informale.

Ognuno tragga le sue conclusioni, ma noi scegliamo di stare “fuori”.