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Terraterra – Educazione Naturale

Autore

Massimo Valenti

Il rischio è essenziale per l’infanzia – così come i graffi, le escoriazioni, le cadute ed il panico.

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Risk is essential to childhood – as are scrapes, grazes, falls and panic di Kate Blincoe è l’articolo che abbiamo in parte tradotto e riadattato. Cliccando sul link è possibile leggere l’articolo completo in lingua inglese. Qui abbiamo deciso di lasciarne alcuni passaggi, quelli che secondo noi esprimono meglio il concetto di rischio associato al gioco libero, all’esplorazione e all’avventura. I  bambini  manifestano l’esigenza di stare fuori e correre dei rischi, anche se spesso i genitori non permettono loro di farlo. Quante volte avete sentito un adulto dire a un bambino di correre piano? Quante volte lo avete detto voi stessi? “Non correre che poi sudi”, “Attento!!” e via dicendo.

I bambini hanno bisogno di essere esposti a giochi rischiosi. Per i “genitori elicottero” (genitori apprensivi), questo potrebbe essere difficile, ma i bambini hanno bisogno di imparare a gestire i pericoli da soli.

Passare tempo all’aperto ogni giorno è essenziale, a differenza del semplice gironzolare nell’ambiente pulito e controllato dell’area di gioco.

Secondo il report parlamentare di un gruppo multipartitico rispetto alla possibilità di vivere un’infanzia salutare ed attiva, genitori da tutte le parti del mondo si stanno domandando quanto rischio dovrebbero introdurre nelle vite dei loro figli. Il Report dice che: “il gioco rischioso, magari coinvolgendo agitazione e capitomboli, altezza, velocità e il giocare vicino ad elementi potenzialmente pericolosi (come ad esempio l’acqua, le scogliere e l’esplorazione da soli, con la possibilità di perdersi) dà ai bambini un sentimento di brivido ed eccitazione.”


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Il rischio è una componente essenziale di una infanzia bilanciata.

Per questa generazione di bambini, sballottolati tra il gioco calmo ed eccessivamente protetto, alla scuola, ai club, al divano di casa, c’è molto da fare prima che tornino a casa come se fossero degli esperti della vita all’aperto e all’avventura. Come genitori, molti di noi non sono avvezzi a dare il permesso, anche solo ad un livello minimo di pericolo, di entrare a far parte delle vite dei nostri bambini. Sicuramente è il lavoro di un buon genitore quello di mantenerli in salvo, no? È per questo motivo che la distanza dalla quale i bambini giocano lontano da casa è diminuita del 90% negli ultimi trent’anni.

Moltissimi sono i “genitori elicottero”, che organizzano minuziosamente una lista di attività e che seguono i propri bambini nei giochi del parco, in caso dovessero scivolare. Non c’è da stupirsi se il rischio simulato nei giochi del computer è divenuto così invitante, tanto da creare dipendenza, visto che il mondo reale sembra di gran lunga più noioso quando i due vengono paragonati tra loro. Nonostante ciò gli umani sono fatti per sperimentare un certo livello di paura, se tolto dalle loro vite lo cercheranno da qualche altra parte, su Internet o con un comportamento autodistruttivo.
Quindi come possiamo inserire un po’ di quel pericolo ed eccitazione all’interno delle vite dei nostri bambini super coccolati? La risposta è: passo dopo passo in un modo appropriato alla loro età.

Lo stare all’aperto è la chiave.

Passare del tempo fuori ogni giorno è essenziale, e non solo all’interno dell’area giochi che è controllata e pulita. Incoraggiate il bambino a toccare cose in giro e permettetegli di sfuggire all’occhio vigile dell’adulto. Un periodo senza supervisione, anche solo nel giardino di casa, potrebbe risultare in qualche taglio e graffio in più rispetto alle tipiche lotte con i fratelli e le sorelle, ma è ciò che tutti noi facevamo da bambini e insegna loro il modo per prendere decisioni che facciano permettano la gestione del rischio, di sé stessi e dei propri limiti.

La percezione del rischio è come un muscolo che necessita di essere sviluppato e teso.

Imparare ad accendere un fuoco è un rito di passaggio per la maggior parte dei bambini, e da quando hanno tre anni possono essere coinvolti attivamente nel ravvivare e gestire un piccolo falò. Ovviamente vorrete supervisionare la situazione, assicurandovi che non indossino vestiti infiammabili e mostrandogli come comportarsi in modo cauto, ma rimarrete stupefatti dal rispetto che mostreranno nei confronti delle fiamme.
Anche l’acqua è un rischio salutare essenziale. Lasciate che salgano i corsi d’acqua e che cadano nel mare indossando i vestiti, fateli scivolare nel fango di una palude o sbizzarrirsi nuotando in un fiume.
Potete anche scoprire e strisciare attraverso i tunnel sotto le strade rurali, nei quali risiedono dei ruscelli. Il vostro lavoro come adulti è quello di gestire il rischio, controllando le maree e le correnti prima di avventurarsi nelle paludi di acqua salata oppure ricercando degli ottimi fiumi per nuotare, per poi fare un passo indietro per dare loro la possibilità di prendere le loro decisioni, che variano inevitabilmente da bambino a bambino.

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È tempo di “inselvatichire” di nuovo il bambino.
Gli sport rischiosi sono un modo ragionevolmente controllato per dare ai bambini la possibilità di provare la paura. L’equitazione e lo sci potrebbero essere costosi, ma come la mettiamo con lo skateboard, l’arrampicarsi sugli alberi o lo scalare le rocce? Vostro figlio potrebbe cadere ad un certo punto, e probabilmente si sentirebbe come se la situazione non fosse sotto controllo, però wow, si sentirebbe vivo!

Il rapporto parlamentare dichiara che l’avversità della società al rischio, nei confronti delle vite dei più giovani, influenza tutto, a partire dalle attività scolastiche fino ad arrivare al design delle aree di gioco, dove l’obiettivo più importante è quello di eliminare ogni rischio potenziale. I genitori e le autorità hanno bisogno di lavorare insieme per dare ai nostri bambini la possibilità di vivere delle situazioni in cui graffi e tagli, cadute e panico siano normali. Questo articolo ben descrive quanto ci interessa portare all’attenzione delle persone, i bambini sono da proteggere, ma dobbiamo ricordarci che, sebbene siano delicati, non sono fragili. Considerarli come se fossero fatti di “porcellana” può però essere un atteggiamento fortemente dannoso che potrebbe produrre problemi nel lungo periodo.

Un grazie a Giulia, che come sempre ci aiuta a tradurre dall’inglese gli articoli.

Yoga della risata

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Abbiamo deciso di inserire nella nostra programmazione delle attività estive anche questa disciplina e abbiamo chiesto a  Cristina Francesconi (che collaborerà con noi) di raccontare perché questa disciplina è così importante. Ecco cosa ci ha scritto:

Lo YOGA della RISATA è una pratica unica che unisce ESERCIZI di RESPIRAZIONE YOGA con ESERCIZI di RISATA INCONDIZIONATA, senza bisogno di dipendere ne dalla comicità ne dall’umorismo.

La RISATA profonda, prolungata e forte diventa un ESERCIZIO da praticare in GRUPPO, mantenendo il contatto visivo e coltivando la giocosità infantile.

Lo YOGA della RISATA è una pratica aerobica adatta a tutte le età.

Lo YOGA della RISATA è nato da un’idea del Dott. Madan Kataria, nel 1995 in India, e si basa sul fatto scientifico che il nostro corpo non distingue la risata naturale dalla risata indotta, perciò, si può dire che l’azione crea l’emozione.

Esiste un disperato bisogno di ridere e giocare nei bambini di ogni età. La risata può aiutare i più giovani a gestire lo stress e a sostituire il tempo del gioco che si sta perdendo, per via di un sistema educativo formale e di un cambiamento nello stile di vita.

Lo Yoga della Risata può introdurre più risate nella vita dei più giovani. Deve essere promosso e integrato nei sistemi educativi. Studi recenti infatti, ci mostrano che, in questa fase, i bambini sviluppano l’intelligenza emotiva, ora riconosciuta come il fattore principale per il successo a lungo termine.

I benefici dello Yoga della Risata con i bambini:

1. Favorisce un sano sviluppo emotivo

2. Costruisce la resistenza fisica

3. Sviluppa autostima

4. Aumenta la creatività

5. Aumenta le prestazioni scolastiche 

Quando tu ridi tu cambi e quando tu cambi il mondo cambia intorno a te.

Dott. Madan Kataria

Tutti pronti a ridere? A presto e grazie a Cristina

Terra terra – Educazione Naturale

http://Terraterra.wordpress.com

Le riflessioni che precedono un progetto

 Ci siamo incontrati un po’ per gioco, un po’ per passione ma uniti da un punto di vista comune: il desiderio di far riscoprire e di promuovere il benessere e la natura. ‘Outdoor education’, così la chiamano. Educazione all’aperto è il significato letterale. A noi piace parlare di educazione naturale, sotto intendendo il senso della semplicità, delle cose piccole ma cariche di valore che la vita di ogni giorno ci regala e che la natura distribuisce sempre con grande generosità a chi ancora sa meravigliarsi. A volte basta guardare fuori per trovare quello che si cerca e infilare un paio di scarpe comode per riuscire a conquistarlo..

Vorremmo dunque lavorare ed impegnarci su due fronti: sia attraverso attività di carattere più formativo e informativo proprio per far circolare una cultura di educazione naturale, sia attraverso attività sul campo per sperimentare insieme senza limitazione di età, genere, condizione fisica o altro tutto quello che il nostro contesto naturale ha da offrirci e, insegnarci.

Progetti Formativi e Informativi

Promozione della cultura dell’outdoor fondata sul rispetto e l’importanza di ritornare alle nostre radici, di stare di più all’aperto soli o, meglio ancora, insieme agli altri.

In un mondo in cui i tempi stringono, le relazioni vere sfuggono, tutto avviene in fretta e in confusione, bisogna essere performanti e non rimanere indietro con la conseguenza di un sempre più elevato livello di stress e di ansia, la riduzione di relazioni significative e uno spiccato e drammaticamente diffuso senso di solitudine e spaesamento. Noi preferiamo fermarci e scegliere di andare con calma, non con lentezza ma rispettando i nostri tempi e ponendo attenzione per la nostra salute psicofisica e per le nostre relazioni. Scegliamo di preferire l’andatura specifica per ciascuno di noi nel momento presente e sì scegliamo di valorizzare il presente onorandolo e non restando intrappolati nel passato, per aver uno sguardo vivace, curioso e creativo rivolto al futuro. Uno sguardo vitale e la natura è vita.

Verranno dunque presentati libri e piccole conferenze formative con realtà vicine e meno vicine a noi (a maggio La yurta nel bosco di Novara e a giugno L’asilo nel bosco di Ostia). Ci piacerebbe inoltre allestire in corso d’opera una piccola mostra fotografica delle attività svolte, questo perché consideriamo la fotografia una forma d’arte e un ottimo modo per fermare il presente.

Progetti sul campo rivolti a Bambini e Famiglie

Riteniamo che la promozione del benessere e delle autonomie dei più piccoli sia una pietra miliare per la formazione di persone sicure e serene. Bimbi capaci e sicuri hanno una migliore conoscenza di sé, possono sviluppare e accedere a capacità comunicative ottimali, lo sviluppo delle capacità relazionali e dell’empatia è superiore a quello di bimbi tendenzialmente insicuri e isolati e l’autostima appare crescente. Siamo inoltre fortemente convinti e consapevoli che sia la condivisione di esperienze positive di scoperta e di apprendimenti a favorire un sano e maturo processo di crescita e di sviluppo cognitivo ed emozionale. Crediamo e valorizziamo le autonomie dei più piccoli, certi che bambini che sappiano muoversi in maniera sicura e libera nel mondo possano farlo anche nelle relazioni con gli altri e questo farà di loro bimbi sicuri e felici e adulti più competenti, responsabili e ricchi di esperienze positive e insieme con gli altri. Sappiamo che è solo all’interno di una serena partecipazione affettiva con gli adulti di riferimento che si sedimentano esperienze strutturanti di crescita e di reale apprendimento. Per noi imparare non significa solo sapere le tabelline o “Passero solitario” a memoria, ma apprendere a stare con gli altri e dagli altri in un contesto piacevole e in un clima gioioso e non giudicante per valorizzare le specificità di ciascuno. Significativo è il numero sempre più crescente di disturbi dell’apprendimento, dell’attenzione e dell’iperattività. Crediamo che i bambini oggi siano iperattivi anche perché iperstimolati, ipercontrollati, ipergestiti, iperprotetti. I ragazzini devono sperimentare la noia per conoscere e incontrare loro stessi come ci ha insegnato Winnicott. E devono saper sbagliare e riprovare, cadere, sbucciarsi un ginocchio, sciacquarsi alla fontana e ritornare a giocare! Oggi si forniscono sempre più attività controllate, strutturate e anche peggio: interattive ma non con un altro ragazzino, con uno schermo! Pure i giochi, i tornei avvengono online, ciascuno solo chiuso nelle pareti della propria cameretta mentre il mondo fuori non fa sconti e nelle relazioni non ci si sa muovere più, peggio, fanno paura. Ecco noi temiamo e ci sentiamo distanti da questo che consideriamo un lento processo di alienazione, preferiamo invece investire sui nostri figli, sulle nuove generazioni e agire con l’idea che dovremmo sentirci più padroni dei nostri spazi, del nostro ambiente, del nostro futuro.

La nostra idea è dunque di proporre attività di una singola giornata o più prolungate nel tempo per andare incontro ai bisogni fisiologici dei piccoli e alle esigenze dei loro genitori. Proporremo centri estivi, centri invernali e primaverili, secondo il calendario scolastico. Ci piacerebbe aderire al gruppo “nati per leggere”, perché la lettura è un ottimo paracadute e una finestra aperta sul mondo, magari attivando gruppi di lettura nel bosco e un angolo dei libri nei parchi pubblici e siamo certi che nessun libro verrebbe rubato o altro perché i bimbi proteggono le cose di valore meglio dei grandi! E poi crediamo che la città, e Aosta si presta benissimo, possa e debba diventare a misura di bambino. Prendiamo l’esempio di Fano con il progetto ‘La città dei bambini’. Ci piacerebbe inoltre poter sognare ancora con i nostri figli e poter realizzare e vivere la rappresentazione teatrale di fiabe nel bosco, magari in un sentiero itinerante… pensate di camminare insieme a riccioli d’oro e trovare la casetta dei tre orsi. Proporremmo ancora passeggiate nei boschi con la famiglia, con i nonni. Pensate a quanto sarebbe bello per entrambi, l’entusiasmo dei bimbi, la saggezza e le conoscenze dei nonni, un matrimonio che funziona! “Fasceggiate” tra mamme, come occasione per muoversi e confrontarsi un po’.. E ancora giochi e laboratori nella natura: giochi con la corda, giochi sporchi, giochi sensoriali, costruire storie sensoriali (libri che fanno cric, croc, frisch, costruzione di libri e storie con elementi naturali), giochi d’acqua (pozzanghere, ruscelli), giochi colorati (colorare con i vegetali), costruzioni con elementi della natura. E ricordiamoci che sempre Winnicott ci insegna come il gioco sia un’attività creativa fondamentale per il bambino; nel gioco il bambino mette tutto se stesso, il suo mondo, le sue emozioni..sapessimo noi adulti giocare un po’ di più e un po’ più liberamente..

E in ultimo riteniamo che la natura sia la “scuola senza pareti” migliore che ci sia e dunque ci piacerebbe costruire degli atelier formativi anche per i più grandicelli attraverso lezioni di scienza all’aperto (piccoli seminari nel bosco con insegnanti di materia di scienze, matematica e astronomia).

Progetti Adulti

Promozione del benessere personale e relazionale in un contesto naturale e naturalmente bello e piacevole.

Sì perché la natura, il silenzio dei boschi, la fatica dei sentieri, il rumore dei propri passi non fanno bene solo ai più piccoli, fanno bene e sono alla portata di tutti, senza discriminazione alcuna, senza limitazioni rispetto alle personali condizioni di salute. Il nostro pensiero è che esperienze all’aria aperta siano foriere sempre di benessere e crescita personale. Misurare la propria resistenza, darsi piccoli obiettivi o non darsene affatto e semplicemente camminare o sostare e stare con se stessi nel qui ed ora del momento presente ed essere consapevoli di sé, della propria stanchezza, della propria forza..sembra poco ma non lo è affatto! La corrente della mindfullness si basa proprio su tale principio, sulla consapevolezza di sé nel qui ed ora del momento presente: mindfullness è uno stato mentale,“una modalità dell’ essere, non orientata a scopi, il cui focus è il permettere al presente di essere com’è e di permettere a noi di essere, semplicemente, in questo presente” (Teasdale). Numerose esperienze ci mostrano come la montagna faccia terapia (Montagnaterapia) anche nei casi di difficoltà di ordine psicologico come nella sfera dei disturbi ansioso-depressivi, e di carattere più relazionale.

Pensiamo ancora ai disabili, agli anziani, alle demenze e a quanto possa essere stimolante l’esposizione attiva alla natura, la sensazione del vento sul viso, del sole che scalda, i suoni della natura, la ritualità rassicurante delle attività di ortoterapia e le attività nella natura con gli animali, in cui poter riscoprire la dimensione del tempo, dell’attesa in un ritmo costante di impegno, di un ‘fare’ impregnato da un profondo senso di utilità, di vitalità.

Le idee e i progetti sono molti e ci appassionano tutti ma non sono confusi o superficiali. C’è un pensiero, una riflessione, uno studio dietro ciascuno di essi, professionalità serie a cui ci riferiamo all’interno di un solido apparato teorico di riferimento. Tutto questo perché ci piace fare ma preferiamo fare bene.

La testimonianza di una mamma (grazie Elena)

Elena è una mamma che ha deciso di partecipare a Terra terra. Condividiamo con tutti voi questo scritto, sperando che riusciate a cogliere il trasporto con cui sono state scritte queste appassionate parole. Grazie Elena e buona lettura a tutt*. Vi invitiamo, se vi fa piacere, a condividerlo e commentarlo. 

Oggi è il 18 marzo e finalmente anche a Courmayeur, dove vivo, c’è aria di primavera.Finita la mattina di lavoro, vado dritta dritta a prendere il mio Nano n°1 all’asilo nido. Lì trovo una mamma che mi dice: “Oggi ho provato a venire con il passeggino invece che con la macchina: magari mio figlio si addormenta e io posso fare due passi, come fai sempre tu”. Non è vero, oggi sono in macchina, ma in effetti, estate o inverno, bello o brutto tempo, cerco sempre di muovermi tra casa-ufficio-nido-supermercato a piedi o in bici, con Nano n°1 e cane al seguito, destando lo stupore dei miei compaesani. Eppure Courmayeur è grossa come uno spillo ed è circondata da un paesaggio che il mondo ci invidia… perché sono in pochi ad approfittarne? Questione di tempo? Di clima e dislivelli? O di abitudine? È vero: le tante e ripide salite possono far desistere pedoni e i ciclisti. È vero: mi aiuto con una bici a pedalata assistita, che costa tanto e che ho potuto permettermi solo grazie al buon cuore del mio papà. Però è anche vero che niente vieta di fare alcuni pezzi di strada con i mezzi pubblici ed altri a piedi, o di prendere passaggi in auto da amici e parenti. Il rientro a casa da scuola non è una gara podistica: è un momento di condivisione con il proprio bambino, il quale, fra l’altro, credo che abbia bisogno di un tempo più lungo del nostro per osservare le cose che gli stanno intorno; un tempo che in macchina non ha e invece a piedi sì.

Oggi in macchina con me c’è mia sorella, le do un passaggio verso casa. Arrivate a destinazione respiriamo l’aria di primavera e lei mi dice: “E se invece di metterci a tavola facessimo due passi nei prati con i cani?”. Il mio cane è già in macchina che scalpita, il suo è a casa che fa altrettanto e così si va. Al sole si sta con la felpa, nonostante il venticello e in barba al leitmotiv della nonna “marzo non ti scoprire” (o aprile? … vale sempre per lei). Il Nano n°1 dovrebbe dormire, ma ritarda volentieri una mezzoretta per ruzzolar… ehm, correre giù per i prati ripidi a caccia dei primi crocus.

Oggi in realtà non sono diretta a casa, devo andare ad Aosta. Metto un infangato Nano n°1 in macchina a dormire e mi avvio verso valle, ma appena si addormenta posteggio vicino ad un prato e mi siedo a mangiare un panino. È qui che finalmente mi metto a scrivere questo articolo, che avevo promesso una settimana fa. Sono giorni di lutto per me, questi, e avevo perso l’ispirazione: il sole e il prato mi ridanno la serenità necessaria a riprendere il lavoro. Mi sembra di essere tornata a scuola, quando mi rifugiavo nel bosco con i libri per studiare: a casa mi veniva difficile. 

È per i piccoli avvenimenti come quelli di oggi che tifo per Terraterra – Educazione Naturale. Ho avuto la fortuna di avere due genitori che hanno abituato me e le mie sorelle a stare fuori: giochi in strada e al parco, sci sotto ogni forma, camminate in montagna, tempo passato in baita senza corrente elettrica, vacanze in campeggio, ore nel bosco a raccogliere legna, giornate nella fattoria di amici di famiglia… sono tutte cose che non ci sono mancate e che, oltre ad avermi dato milioni di bei ricordi, mi hanno insegnato tantissimo. Ah, e non è assolutamente da tralasciare la presenza prima di un cane, poi di un gatto e poi di un gatto e di un cane — e poi il numero di gatti e di cani è degenerato ed io nel frattempo ho avuto anche un cavallo e una pecora; il primo l’ho amato come un figlio e la seconda l’ho mangiata. 

E ora? E ora io da mamma del Nano n°1 in attesa del Nano n°2 cerco di non far mancare loro quel che i miei genitori mi hanno regalato, nonostante io mi trovi in un contesto differente: è diversa la disponibilità economica e di tempo libero, la quantità di ambiente rurale intorno a me è drasticamente calata, le possibilità di gioco per strada non sono più quelle di una volta… e chi più ne ha più ne metta. La nostra società è sicuramente cambiata molto negli ultimi decenni: da società rurale a società dei consumi in vari passaggi e sfumature. Quello che mi aiuterebbe a raggiungere il mio obiettivo, quel che auguro a tutti noi, è che ora si prenda la strada dello sviluppo sostenibile, del turismo sostenibile e della società sostenibile. Sostenibile per me va a braccetto con Rispetto e significa alta qualità ambientale e alta qualità della vita in termini di servizi, di serenità delle comunità, di tempo libero, di salute, di “disponibilità di sole”. Penso che queste cose non possano prescindere dall’amore di ognuno di noi per il proprio territorio, del proprio ambiente e delle proprie radici culturali — o dei luoghi che si visitano; un amore che può nascere solo dalla conoscenza. Penso che la conoscenza del proprio territorio e del proprio ambiente possa crearsi solo praticandoli: stando all’aria aperta, appunto. Penso anche che lo sforzo debba venire dagli adulti (nonni, genitori, liberi e singoli pensatori, amministratori pubblici, associazioni culturali) e che debba riflettersi in ogni insegnamento ai nostri figli, a partire dagli esempi che diamo loro per finire con la scuola. Credo che l’Associazione Terraterra sia uno dei mezzi per arrivare a questo. 

E allora tutti fuori! Perdere l’abitudine alla macchina! Intervallo a scuola sempre fuori e all’asilo sempre in giardino, altro che chiusi in aula per paura del colpo d’aria! Sport all’aria aperta e, visto che non siamo tutti sportivi, più dehor nei bar! Sia con il bello che con il brutto tempo: troppo facile amare il proprio ambiente quando c’è il sole, vanno amate anche tutte le gocce di pioggia e tutti gli aliti di vento. Abbiamo il goretex, il primaloft, le creme solari, gli occhiali da sole, le scarpe impermeabili, le lavatrici, le asciugatrici, l’acqua calda nelle docce: usiamoli!

 Oggi sono andata ad Aosta per trovare mia nonna in ospedale, la mia nonna che oggi compie 92 anni. Quando sono arrivata da lei mi ha sgridato perché avevo solo la felpa: marzo non ti scoprire! Lei, che ha visto la guerra e una vita gretta che noi non ci immaginiamo. Lei che da ragazza con la sua graziella andava da Aosta a Pila o da Aosta a Saint Denis per salutare gli amici. Lei che portava mio papà bambino a raccogliere le pelli delle vipere, fino a quando mio papà per sbaglio non ha raccolto una vipera viva. Lei che si cura le infiammazioni con l’agrù o con le foglie di cavolo. Lei che quando le ho detto che nei prati spunta la cicoira si è fatta venire l’acquolina in bocca. Lei che si stupirebbe se sapesse che abbiamo bisogno di una Associazione Terraterra, perché la Natura fa parte di lei in maniera più che profonda, perché l’alienazione dall’ambiente naturale è un problema che ha afflitto le generazioni dopo di lei, che fa parte di una generazione che ancora non si vergognava delle proprie origini contadine. Perché lei, che da bambina per giocare aveva al massimo una bambola, una trottola e il fosso per strada, che il massimo della festa era quando arrivavano le ciliege, che è stata fortunata a studiare fino in quinta elementare, non si immagina neanche la varietà di giochi e di possibilità educative e culturali che hanno i nostri figli. Lei che sostiene che si stava meglio quando si stava peggio. Lei che non ha mai avuto la possibilità di toccar con mano che il troppo stroppia.

Educazione all’aperto, il modello scozzese. (Con link alle risorse on line)

Articolo originale: Attitude shift needed to encourage outdoor play  (link all’articolo: www.eveningtimes.co.uk).

Abbiamo deciso di tradurre e trarre libera ispirazione da questo articolo in quanto ci è sembrato particolarmante significativo tra i tanti che vengono pubblicati in internet. In Scozia le attività outdoor stanno ottenendo ottimi risultati e sono attentamente monitorate e sostenute dal governo. Non vengono erogati fondi aggiuntivi, ma risorse di vario genere.

Vi preghiamo di perdonare gli errori di traduzione che potremmo aver commesso e vi preghiamo di segnalarli all’indirizzo email terraterravda@gmail.com o tramite messaggio alla pagina Facebook Terra terra.

Gli asili all’aperto stanno dando con i bambini dei risultati d’apprendimento migliori (rispetto ad altri istituti che non prevedono di utilizzare gli spazi aperti come aula), stando ai dati dell’Ispettorato della Custodia dei Bambini (Scozia).

L’ente regolatore ha proposto una risorsa per incoraggiare la creazione di luoghi adatti ai più piccoli per imparare all’aperto e per sollecitare i genitori ad avere meno paura dei rischi che vengono corsi nel giocare fuori.

My World Outdoors (Il Mio Mondo all’Aperto) dà informazioni agli asili su come sviluppare il gioco all’aperto che, come dimostrato, sviluppa le abilità di apprendere dei bambini, la loro fiducia e la loro capacità di recupero.

Ma le autorità hanno detto che sarà necessario un cambiamento nel comportamento dello staff dell’asilo e dei genitori per raggiungere un effettivo aumento delle capacità di apprendimento all’aperto dei bambini.

Aileen Campbell, Ministro dei Bambini e dei Giovani, ha detto: “Questo serve parzialmente a sfatare i miti a proposito del gioco all’aria aperta. Ci sono svariate pressioni che i genitori sentono addosso. Io stessa sono un genitore e so che le famiglie stanno facendo già del loro meglio, perciò dobbiamo trovare un punto d’incontro. Quando parli con i genitori, tutti hanno ricordi di quando uscivano e della loro possibilità di andare in giro – dobbiamo incoraggiare i genitori a dare ai loro figli quella stessa opportunità di sviluppare le abilità di superare gli ostacoli, costruire fiducia in sé stessi e essere elastici. Il Governo Scozzese non sta fornendo fondi ulteriori per supportare gli asili nelle loro attività outdoor, ma offriamo molti aiuti agli stabilimenti.”

Al momento ci sono 18 servizi per asili nido in giro per la Scozia che svolgono le loro attività all’aperto, senza badare al tempo scozzese.

Woodlan Outdoor Kindergartens (WOK – Woodland Outdoor Kindergartens), nel parco Pollok di Glasgow, vede i bambini passare l’80% del loro tempo fuori. Le neo-mamme Allison Latta e Debbie Simmers erano deluse dalle opzioni offerte dagli asili quando hanno avuto i loro figli, perciò hanno deciso che loro avrebbero potuto fare di meglio. Hanno lasciato i rispettivi lavori e hanno aperto Wok, che si è recentemente espanso dando vita ad una seconda struttura nel parco Dawsholm, nella zona ovest di Glasgow, e i due asili vedono circa 200 bambini ogni settimana.

I bambini rimangono all’aperto a prescindere dal tempo, che piova, nevichi o ci sia il sole. L’asilo rimane al chiuso solo quando c’è troppo vento, perché il parco diventa potenzialmente pericoloso. I bambini sono ben equipaggiati con vestiti appropriati alle temperature ed al tempo atmosferico, mangiano uno spuntino all’aperto e c’è una tenda per lavarsi le mani. Ogni tipo di apprendimento è guidato dai bambini e nonostante ogni attività rischiosa sia ben monitorata, il personale dell’asilo preferisce stare al proprio posto piuttosto che interferire con il gioco portato avanti dai pargoli. L’equipaggiamento dei bambini è descritto dallo staff come “libero”, ci sono pennelli, coperchi ed altri oggetti che non hanno una funzionalità ben precisa.

Clicca qui per vedere il Video del WOK.
Il successo della nursery si riflette nel report da parte dell’Ispettorato che si occupa della Custodia dei bambini, che mostra che hanno ricevuto i voti massimi. (Per maggiori dettagli vedere il link a fondo pagina relativo al care service inspection report)

Debbie Simmers ha dichiarato: “inizialmente, quando abbiamo aperto, era necessario sviluppare una grande campagna informativa per spiegare alle persone che questa era una buona idea per i bambini, per fargli capire cosa stavamo cercando di fare. Tendiamo a coprire i nostri bambini con una pellicola protettiva, ma loro sono più al sicuro quando imparano ad affrontare i rischi da soli. Ci vuole anche un grande cambiamento di atteggiamento da parte dello staff. Il tuo istinto naturale è quello di aiutare un bambino in difficoltà, quindi il personale ha dovuto imparare ed abituarsi a stare lontano per poter dare ai bambini la possibilità di fare le cose da sé. Non giochiamo con i bambini, li supportiamo ed aiutiamo.”

“Parlando di altri asili che potrebbero desiderare di portare il loro insegnamento dall’interno all’esterno delle aule,” ha detto Allison Latta, “il mio consiglio più importante è quello di avere fiducia. Numerosi asili che vogliono che i loro alunni giochino all’aperto hanno dovuto affrontare genitori contrari all’idea o preoccupati dei possibili rischi. Si deve trovare un personale che abbia la fiducia necessaria per portare i bambini fuori a prescindere dal tempo e che vuole stare all’aperto con loro, senza vedere l’attività come un peso. I bambini sono felici se il personale lo è.”

Link utili:

Curriculum for excellence through outdoor learning
Care service inspection report
My World Outdoors

Un ringraziamento speciale a Giulia (Giuggi) per il fondamentale aiuto nella traduzione.

Dai junk playgrounds ai parchi gioco, ripensare la città

Sempre più abbiamo la tendenza ad iper-proteggere i nostri bambini, per rendercene conto è sufficiente andare in un parco giochi della città, sedersi su una panchina e annotare quante volte i genitori lanciano moniti ai propri figli.
“Attento”, “fai piano”, “non correre” sono solo alcuni dei richiami che vengono rivolti ai bambini.

Secondo Ellen Sandseter, professore di psicologia presso l’Università Regina Maud in Norvegia, i  bambini hanno bisogno di incontrare i rischi e superare le paure nei parchi gioco, altrimenti si corre il rischio che questi giochi possano causare un arresto nello sviluppo emotivo, lasciando i bambini con ansie e paure ben peggiori che non un osso rotto. Ovviamente siamo dell’idea che sia necessaria un’attenta sorveglianza da parte dell’adulto. Il ruolo del genitore, come quello dell’educatore, dovrebbe essere quello di fare da facilitatore al figlio, e non sostituirsi ad esso.

I tempi sono cambiati rispetto a settant’anni or sono, ma se pensiamo ai “junk playgrounds”, letteralmente “parchi spazzatura”, sembra che vi siano ben più di settanta anni di distanza tra i rischi che venivano concessi ai bambini di allora e quelli di oggi.

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Immagine tratta dal sito internet: thearchitectureofearlychildhood
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Immagine tratta dal sito internet: www.play-scapes.com

 Ovviamente oggi nessuno s’immaginerebbe di far arrampicare un bambino su una torretta alta almeno dieci metri e in pochi farebbero salire i bambini su una rete malandata a cinque o sei metri di altezza. Ma queste immagini sono reali e nel primo dopoguerra i junk playgrounds svolsero un importante ruolo sociale nelle comunità. Le risorse economiche erano scarse e questi “parchi gioco” potevano essere costruiti sostenendo poche spese e permettevano ai bambini di giocare riducendo il rischio che incappassero in attività assai più pericolose.

Oggi il tema della sicurezza nel gioco all’aperto è trattato fino all’esasperazione. Come riportato in questo articolo Bambini iper-protetti, adulti fragili, il rischio in cui facciamo incorrere i nostri figli è quello di creare in loro delle fragilità, oltreché impedirgli di vivere esperienze che potrebbero ricordare per tutta la vita.

Ancor più catastrofica, però, è la situazione che si vive fuori dai parchi gioco. Quanti sono i bambini che in autonomia possono andare da casa a scuola e viceversa in terza elementare? Praticamente nessuno, forse solamente quelli che abitano a 10 cm dall’ingresso della scuola.

copertina scarpe blu
Immagine tratta dal sito internet: movingschool21

Nel libro Scarpe Blu (R. Mulato – S. Riegger – ed. la meridiana 2013) è possibile trovare moltissimi spunti di riflessione su questo tema. L’approccio del libro è propositivo, non vengono solamente messe in evidenza problematiche, ma vengono suggerite anche attività e proposte (la seconda parte del libro è un manuale pratico per muoversi in città con le scarpe blu), sia riguardanti “l’abitare la città”, sia concernenti il rapporto tra bambini e città.  Come riportato dagli autori:

…L’infanzia è una costruzione sociale definita in maniera diversa da ciascuna cultura nel tempo e nello spazio. Ogni società ne fa una propria rappresentazione, anche implicita, che serve a collocare l’infanzia in una zona che confermi e riproduca alcune certezze dell’età adulta. La nostra società appare pervasa dal timore che qualcosa sfugga al controllo e al dominio…

Alla luce di queste riflessioni ci sembra sempre più evidente che sia necessario fare un passo indietro. Le città in cui viviamo devono poter essere vissute, dagli adulti, dai bambini e dagli anziani. Gli spazi esterni devono essere accessibili e ri-progettati,  in collaborazione con i bambini stessi, come suggerito nel progetto internazionale la città dei bambini da Francesco Tonucci.

Scusate il disturbo_ART
Immagine tratta dal sito internet: www.almanacco.cnr.it articolo in cui è possibile saperne di più sul progetto di Tonucci

Dobbiamo però ripensare anche noi stessi e il nostro modo di educare al rischio i bambini, consapevoli del fatto che il controllo che possiamo esercitare su di essi è parziale e che non sta realizzando l’effetto desiderato, ma si sta rivelando, non solo inefficace, ma anche dannoso. Nessuno di noi continuerebbe a prendere un farmaco se questo risultasse inutile e dannoso. Allo stesso modo dovremmo cambiare approccio al rischio e all’autonomia perché quello che stiamo utilizzando è inutile e dannoso.

Dovremmo lasciarli rischiare, almeno un po’ di più di quanto facciamo ora.

 Facebook: Terraterra

Far crescere i Bambini nella foresta

In Germania ci sono circa 1500 Asili nel Bosco  che generano un fortissimo interesse. Alcuni di essi adottano un modello di educazione all’aperto “puro”: i bambini vengono portati nella foresta, accompagnati dagli educatori e trainano un carretto su cui vengono depositati gli oggetti utili allo svolgimento della giornata. Altri asili scelgono invece di proporre un modello educativo “mediato”, in cui sia possibile avere una struttura fissa, più o meno dotata di comfort e che permetta agli utenti dell’asilo di avere un riparo nel caso in cui le temperature o le condizioni climatiche siano troppo avverse.

Nella foresta di Bad Liebenzell nel 1996 è stato aperto uno dei primi Waldkindergartens della Germania (www.waldkindergarten-liebenzell.de). Questa struttura adotta il modello educativo “mediato”.

bad liebenzell

Da pochi giorni l’asilo di Bad Liebenzell ha a disposizione un cottage ai margini della foresta. Nel caso in cui le condizioni meteo siano  estreme è possibile per i bambini andare in paese e disporre di una struttura più confortevole. La scelta di spostarsi o di stare nel bosco è presa di concerto dagli educatori e dalle guardie forestali. La collaborazione ente pubblico e ente privato è fondamentale per far funzionare la macchina organizzativa senza intoppi. A tutti interessa solo una cosa, i bambini devono avere la possibilità di stare all’aria aperta in sicurezza.

Le attività iniziano all 9.00 del mattino e terminano tra le 13.00 e le 14.00. I gruppi di bambini accolti si suddividono in due fasce d’età, sino a 3 anni e da 3 a 6 anni.

Quanto costa andare all’asilo nel bosco?

I prezzi che siamo riusciti a trovare che indicano il costo di questa struttura sono riferiti all’anno passato, non crediamo che il costo sia mutato di molto. Per i bambini sino a tre anni si paga una quota mensile più alta, che varia tra i 170 e 200 Euro, mentre i bambini più grandi  (3 – 6 anni) pagano tra i 70 e i 100 Euro.

La giornata nel Bosco.

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Foto: Schwarzwälder-Bote

Alle 9.00 i bambini si riuniscono attorno a un cerchio, si dividono per gruppi e cantano alcune canzoni. Verso le 9.30 si parte per una piccola passeggiata nel bosco, con mete diverse a seconda delle età. Sino alle 10.30 i bambini hanno la possibilità di giocare liberamente, senza giochi di plastica o preconfezionati, la natura fornisce tutto quanto serve e la fantasia e la creatività, eventualmente, aggiungono il resto.

Verso le 10.30 ai bambini viene offerta la possibilità di fare un’attività più strutturata, come ad esempio matematica, lettura o fai da te.

Se i bimbi hanno bisogno di andare in bagno, nessun problema, sicuramente la foresta fornirà un angolino adeguato. La pala è a disposizione per sotterrare quanto ognuno ha donato al bosco.

Intorno alle 11 del mattino si mangia, le scatole per il pranzo vengono aperte ed è così possibile saziare la propria fame.

Tra le 13.00 e le 14.00 i genitori vengono poi a riprendere i bambini che, stanchi, ma felici possono andare a casa.

Riflessioni

Sembra davvero così distante dalle nostre esigenze questo modello? Ma i nostri bambini non dovrebbero avere il diritto di vivere in natura la loro infanzia?

Continuiamo a sostenere che la possibilità di educare all’aria aperta debba essere data a tutti i bambini. Siamo fermamente convinti che i vantaggi che i piccoli possono trarre da quest’esperienza siano enormi, sia nell’immediato, sia nel futuro. Sempre più studi lo dimostrano e sempre più interesse c’è in questo approccio, anche in Italia.

Inseriamo il link che dà accesso a un breve video relativo alla cerimonia d’inaugurazione del nuovo cottage dell’asilo. Buona Visione

https://www.youtube.com/embed/VB-zu05taBs“>Inaugurazione del nuovo cottage del Bad Liebendell Walkindergarten

Sitografia:

Sito internet walkindergarten-Liebenzell

Articolo sul Bad Liebenzell – Lingua Francese

http://www.schwarzwaelder-bote.de/

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Il rischio più grande è tenere i bambini in casa.

Queste righe sono state ispirate da questo articolo “The biggest risk is keeping kids indoors.” Pubblicato a questo link  The biggest risk is keeping kids indoors sulle pagine del sito internet “Children and Nature Network”.

In sostanza questo articolo riporta i risultati di una ricerca effettuata su diversi bambini canadesi e afferma che questi bambini  passano in media 8,6 ore al giorno della loro vita seduti in casa. Ciò che rende appetibile lo stare “al chiuso” è da attribuirsi al clima favorevole riprodotto nelle abitazioni e all’evoluzione delle forme di intrattenimento domestico come ad esempio programmi televisivi, computer telefoni cellulari, ecc…

Inoltre viene sottolineato come i genitori tendono a essere iper-protettivi nei confronti dei loro figli perché è idea diffusa e comune, anche se erronea,  che sia più pericoloso giocare all’aperto e che vi siano maggiori rischi nelle attività outdoor. Ne consegue che i bambini vengono privati di “apprendimenti essenziali e opportunità di sviluppo”, i comportamenti “sedentari” vengono favoriti proprio da quei genitori che hanno intenzione di proteggere i loro figli.

Il paradosso a questo punto diventa evidente perché vivere una vita priva di giochi di movimento può favorire l’insorgere di contrarre malattie non trasmissibili, tra cui “cardiopatie, diabete di tipo 2, alcune forme di cancro e problemi di salute mentale”. Inoltre nell’articolo viene espressa perplessità rispetto alla salubrità degli ambienti interni, è risaputo infatti che l’aria negli spazi chiusi sia sovente malsana e che nelle abitazioni vi siano più allergeni che non all’esterno.

Iper proteggere i nostri figli impedisce loro di vivere le esperienze, rende la loro salute più cagionevole e rende meno resistente il loro sistema immunitario. Dal punto di vista dei rischi nel gioco all’aperto bisogna lavorare per far comprendere a mamme e papà che i rischi ci sono, ma che le conseguenze degli infortuni accorsi a bambini abituati al gioco all’aperto sono di ridotta entità.

Volendo fare un paragone tra bambini italiani e bambini canadesi, possiamo affermare che i nostri piccoli trascorrano effettivamente più ore all’aperto rispetto ai coetanei di oltremanica?

I nostri bambini sanno molte cose, hanno una quantità di informazioni disponibili, ma mancano delle loro esperienze. È la prima generazione che non ha mai le ginocchia sbucciate. 

Silvia Vegetti  Finzi, psicopedagogista.

Perciò è necessario ripensare alla vita dei nostri figli, stare all’aperto, giocare, cadere e farsi male fa parte della Vita, non permettere l’esperienza di questi vissuti rende il percorso di crescita privo di stimoli creando insicurezza  e incapacità di gestire le emozioni, positive o negative che siano. Approcciarsi al mondo con la voglia di scoprire e di mettersi in gioco permette una crescita più equilibrata.

L’attività fisica, il gioco libero, la libertà di sfidare se stessi e i propri limiti, provare emozioni “vere” e non mediate. Arrabbiarsi, urlare, cercare, condividere e correre sono tutte attività che possono essere vissute in natura, un ambiente che ci accoglie è che ci può fare da maestro. L’adulto diventa così uno strumento utile a accompagnare il bambino nella scoperta, senza imposizioni, ma attraverso scelte condivise e democratiche. Un modello per l’educazione, sia formale che informale.

Ognuno tragga le sue conclusioni, ma noi scegliamo di stare “fuori”.

Cambiare i paradigmi dell’educazione

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La scuola che attualmente frequentano i nostri bambini presenta ormai dei
limiti non più accettabili, è obsoleta, controproducente, fondata su un modello didattico pedagogico che era nato per combattere il forte tasso di analfabetismo presente in Italia. Ad oggi il modello non è cambiato un granché. Assistiamo quotidianamente a problematiche di varia natura ed entità che vertono attorno al mondo della scuola. Il modello studio-titolo di studio- lavoro non regge più. Ne consegue che abbiamo un sempre maggior numero di ragazzi demotivati, il che comporta un elevato tasso di abbandono scolastico, il che comporta a sua volta difficoltà nell’inserimento nel mondo del lavoro. La scuola deve cambiare, non possiamo permettere che i nostri ragazzi continuino a crescere in balia degli umori delle persone al potere, è necessario che vi sia un movimento forte che provenga dal basso. 

Partire da un modello “nuovo” che permetta una diversa formazione dell’individuo, che favorisca lo sviluppo della creatività, del pensiero divergente e del senso critico è possibile. Insomma, un’altra scuola è possibile!

“Nel nostro tempo e nell’ambiente civile della nostra società, i bambini… vivono molto lontani dalla natura ed hanno poche occasioni di entrare in intimo contatto con essa o di averne diretta esperienza”. (M. Montessori)

A questo punto  è doveroso ricordare come Il gioco all’aria aperta, il condividere con i compagni esperienze e avventure, la scoperta di una dimensione naturale che si perde con la crescita, siano solo alcune delle peculiarità che caratterizzano l’Outdoor Education.
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Ci sono in letteratura ormai svariati studi che dimostrano inoltre che i bambini che passano più tempo all’aperto rispetto ai pari età sviluppano un sistema immunitario più efficiente e, di conseguenza, si ammalano meno. Grazie al movimento all’aria aperta si riduce la probabilità di obesità e si rende più basso il rischio di acquisire errati atteggiamenti posturali che nel tempo potrebbero comportare seri problemi. Quante ore è giusto vincolare ad una sedia un bambino? 

Vivere l’esperienza è inoltre il miglior modo per favorire lo sviluppo di un apprendimento critico dei fenomeni. Se imparo in modo critico, sarò in grado di comprendere i fatti, modificare le mie percezioni e correggerle, potrò de-strutturare il mio sapere e crearne uno più completo quando avrò a disposizione nuovi elementi di valutazione. Potrò insomma costruire attivamente le mie competenze. Qualcuno potrebbe obiettare che così è troppo semplice… Beh, forse sì è davvero semplice. I bambini devo poter fare i bambini, devono poter correre liberi in un prato, devono arrampicarsi su un albero, devono nascondersi tra i cespugli.

Affrontare i propri limiti favorisce lo sviluppo di autonomie e metacognizione, cioè la capacità di auto valutare le proprie abilità e le proprie difficoltà. 

Per concludere, cosa stiamo aspettando? Gli attori del cambiamento siamo noi! 

Ecco un video che è importante guardare:
cambiare i paradigmi dell’educazione